Chiesa del Carmine

Chiesa e Convento del Carmine (Fraz. Cerzito). LA STORIA
 
 

La Chiesa del Carmine è connessa al convento risalente al 1562. Il fondatore fu Padre Angelo Emiliano dell’ordine dei Carmelitani Calzati  che lo fece erigere dopo aver ottenuto il terreno dal barone di Belmonte Tiberio di Tarsia, VII e ultimo Barone di Belmonte, e da sua moglie Ippolita Carafa. La Chiesa fu poi ingrandita e migliorata dai Ravaschieri che successero ai Di Tarsia nella signoria di Belmonte e fu scelta per accogliere le loro tombe. Sul maestoso portale secentesco, ricco di bassi-rilievi, in tufo, opera di scalpellini locali, del primo periodo barocco, c’è una lapide in marmo bianco con la seguente iscrizione: trad. “Orazio Giovan Battista Ravaschieri, dei conti Fieschi di Lavagna, principe di Belmonte, dotò ed adornò questo preclaro tempio, innalzato dai suoi precedessori, alla Vergine Madre di Dio”. Ai lati della lapide due stemmi in marmo bianco, uno dei Fieschi e l’altro dei Ravaschieri. Sotto, incavato nell’architrave, c’era un distico, ora illeggibile, che diceva: “Tu che guardi, fu diligente cura del conte di Lavagna innalzare il tempio di Maria del Carmelo”. Da queste iscrizioni si evince che Torino Ravaschieri, nel 1583, restaurò, sopraelevandola, la chiesa fondata con il convento. Nella Chiesa, sotto il pavimento dell’abside, una cripta risalente al 1586, anno della morte di Torino, accoglie la tomba di Torino e dei primi Ravaschieri. Ai piedi della gradinata che porta all’abside, nella parte centrale, si apre l’ingresso dal quale si accede alla cripta. Vi si accedeva anche da dietro l’altare, per esclusivo uso dei frati. Nella cripta, al centro del pavimento, è situata una botola, che copre l’ossario. Tutt’intorno vi sono dei sedili in pietra per i monaci, che periodicamente vi recitavano le preghiere. Sull’altare maggiore della chiesa, è posta un’icona della Madonna del Carmine, copia di una Madonna romanica . All’interno del portone d’ingresso sono poste due acquasantiere di marmo verde di Belmonte, a forma di conchiglia, sormontate entrambe da un’aquila bicipite, risalenti alla prima metà del ‘700 e fatte apporre probabilmente dal principe Antonio Pignatelli. I Carmelitani possedevano molte terre, come u cuascu di Monaci, a grada di Monaci, l’Abbazia ed altre proprietà avute da privati per lasciti e date dai frati da coltivare in enfiteusi a famiglie contadine. I Ravaschieri istituirono, come era solito fare a quell’epoca, una dote da donare alle fanciulle maritande, da consegnare il 16 luglio, giorno della Madonna del Carmine. Il convento era dotato di una ricchissima biblioteca. L’istruzione infatti era affidata, oltre che a qualche privato erudito, anche al convento. Spinto dalla volontà del popolo, il governo napoleonico pensò di istituire una scuola pubblica primaria. La soppressione del convento, avvenuta in seguito alla costituzione dell’articolo 32 del decreto di Gioacchino Murat, 7 agosto 1809, i beni appartenenti al convento dei Carmelitani Calzanti di Belmonte furono incamerati dal Demanio, ed i preti espulsi. Nella Chiesa  i cadaveri furono seppelliti fino al 1842, anno in cui fu costruito ed entrò in funzione il cimitero comunale. Nel 1829, con un contratto, la Commissione amministratrice dava al Sig. Del Giudice Bonaventura, in enfiteusi perpetua, la Chiesa e l’ex convento del Carmine, dietro pagamento di un canone annuo.

 

 

 

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