Detti

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Avire nu vrazzu luagu e n’atru curciu;

Avere un braccio lungo e l’altro corto. In senso figurativo indica una persona  che riceve volentieri ma dona molto poco.

Avire sette spiriti cumu i gatti;

Avere sette spiriti come i gatti. Avere una grande vitalità, riuscire a cavarsela nelle situazioni più estreme.

Avire  nu coru tuastu;

Avere un cuore duro, non avere pietà.

Avire nu diavulu ‘ncuarpu;

Avere il diavolo in corpo. Chi ha molta vivacità e  chi usa furbizia.

‘A vucca è na’ ricchizza;

La bocca è una ricchezza. Figurativo: con la bocca si possono dire molte cose, nel concreto risulta difficile realizzare  tutto ciò che  si dice.

Azare ‘a mangiatura;

Alzare la mangiatoia. Detto popolare che invita una persona a mangiare poco. Un tempo, si alzava la mangiatoia per evitare che gli animali potessero mangiare più del dovuto.

Botta ‘e sangu;

Colpo di sangue. Usata come intercalare, esprime meraviglia, stupore di fronte ad una cosa che non si pensava accadesse. E’ espressa,  come malaugurio, a chi fa del male o fa dispetti.

Botta ‘e chiummu;

Colpo di piombo. Esprime lo stesso significato di “botta ‘e sangu”.

Cacciare ‘a capu fora du saccu;

Tirar fuori la testa dal sacco.

La metafora è da collegare forse al fatto che al cavallo, durante le soste, era consuetudine legargli al muso il sacco contenente la biada. Tirar fuori la testa dal sacco significa scantonare un comportamento non usuale.

Cadìre ‘mbascia fortuna;

Cadere in bassa fortuna. Diventare povero, cadere in disgrazia dopo un vissuto da benestante.

Ca mò vìagnu!

Che ora vengo. Frase intimidatoria o scherzosa, riferita per lo più ai ragazzi.

Campa , cavallu miu, ca l’erva crisce;

Campa, cavallo mio, che l’erba si farà alta. Prima che l’erba si faccia alta, il cavallo potrebbe morire di fare: l’attesa è inutile.

Quando dobbiamo attendere eventi lontani nel tempo, ci scoraggiamo facilmente pensando all’attesa che ci aspetta e che potrà essere anche vana.

Canu c’assai abbaie, pocu muzziche;

Cane che abbaia molto, morde poco.

L’uomo che è solito gridare, farà sempre poco male o sarà inconcludente. E’ infatti, molto più pericoloso colui che tace rispetto a chi  parla , perché compie i fatti.

Canu ‘e mandria;

Cane da pastore.

Si usa così riferirsi alle persone che  sembrano essere dei leoni ma, in realtà non si dimostrano che agnelli. Il cane da pastore veniva allevato  come guardiano di pecore, ma non  era capace di fare molto di più che abbaiare, per cui è ritenuto un animale di poco pregio.

Cangiare  culure;

Cambiare colore. Si dice per chi impallidisce o arrossisce  per soggezione o rispetto, timoroso nei confronti di persona autorevole o per ritegno dettato da discrezione o timidezza.

 Cca ssutta  ‘un ci chiove;

Qui ( sotto il palmo della mano) non ci piove. Colui che ha subìto uno sgarbo non dimentica l’offesa ma  se ne ricorda nei tempi più propizi.

 Cchiù  scuru d’ a menzannotta nun po’ venì;

Più buio della mezzanotte non può capitare. Non può capitare una disgrazia più grande di quella accaduta; infatti non ci può essere  buio più profondo che si ha a mezzanotte quando non c’è luna  e stelle.

Si dice quando ci si trova in  una situazione  sconveniente. “ Più inguaiato di così ”.

 Chillu c’ un vu’ ppe tia, un  fa   a l’atri;

Non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te.

 China ‘a vò cotta e  china ‘a vò cruda;

Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Essere incontentabili.

 China bella vo’ parì gran dulure edde patì;

Chi bella vuole apparire, deve patire dolore. Se si vuole apparire bella ad ogni costo si deve pur sopportare delle pene.

 China di speranza  campe disperatu more;

Chi vive di speranza muore disperato. Chi campa di speranza  è destinato a finire nella più nera disperazione.

 China disprezze, cumpre;

Chi disprezza, compra.

 China lasse ‘a strata vecchia pe’ la nova, sa  chillu che lasse ma ‘un sa chillu ca trove;

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa ciò che lascia ma non sa quello che trova.

Bisogna accontentarsi di quello che si ha,  i cambiamenti sono delle incognite.

 China nasce tunnu  ‘un po morì quatratu;

Chi nasce rotondo non può morire quadrato. Non si può modificare il destino di una persona o l’ aspetto caratteriale.

 China prima nun penze pù  dopu suspìre;

Chi prima non pensa poi dopo sospira. Chi non è prudente, si pentirà amaramente. E, non trovando alcuna consolazione, sospira.

 China se dispiace da’ carne ‘e l’atri, ‘a  sua  s’a  mangianu  i  cani;

Chi ha dispiacere per gli altri, alla sua pena ci penseranno i cani. Chi prova dispiacere o pena per gli altri, deve invece provvedere a se stesso e non curarsene perché nessuno ne sentirà per lui. Vale come: “ Fari beni è delittu ”.

 China semine vìantu, ricoglie tempesta;

Chi semina vento, raccoglie tempesta. Si raccoglierà quanto si sarà seminato.

 China tantu e china  ‘e nente;

Chi ha tanto e chi non ha niente. E’ un monito all’esigenza di una giustizia sociale che elimina le sperequazioni.

 China tardi arrive mal’ alloggie;

Chi tardi  arriva , alloggia male. Il ritardatario deve accontentarsi di ciò che troverà.

China  tene, cchiù vo’;

Chi più ha, più vuole. Persona incontentabile, non essere mai soddisfatti di quello che si ha.

 Chi te vò piglià nu ‘nzurtu;

Che ti possa venire un colpo. Espressione popolare con la quale si augura un accidente.

 China ti vo’ bene cchiù da’ mamma , o ti trade o ti ‘nganne;

Chi dice di volerti bene più della mamma, o ti tradisce o t’ inganna. L’ amore di una mamma non è paragonabile a nessun altro amore. Non fidarsi mai delle apparenze.

 China tutto vo’, tuttu perde;

Chi tutto vuole, tutto perde. Chi possiede molto, è destinato , prima o poi, a lasciare tutto. Se sopraggiungono morte o miseria non possederà più nulla.

 China  ‘un rìsiche, nun rùsiche;

Chi non rischia non rosica. Il rischio è in ogni azione.

 China un tene vrigogna, tuttu  u  munnu  è  lu suo;

Chi non si vergogna, è padrone del mondo. L’arroganza e la presunzione leniscono  il rispetto verso gli altri.

 Chissu   è n’atru pare ‘e maniche;

Questo è un altro paio di maniche. Quello di cui si sta parlando è un altro discorso.

 Chissu  passe lu cummiantu;

Questo passa il convento. Invitare a mangiare ciò che è servito perché non c’è altro.

 Cullu tiampu e la pajjia ammaturano i niaspuli;

Con il tempo e la paglia maturano le nespole. Ogni cosa va fatta a tempo debito

 Cumminare nu bellu piattinu;

Preparare un bel piattino. Fare uno sgarbo inatteso. Vendicarsi.

 Cuntari capocchie;

Raccontare fandonie.

 A nullu   pùazzu,  a muglierima  pùazzu;

Con nessuno ho autorità, con mia moglie ce l’ho. Denuncia di sopruso su coloro che sono più deboli, come la donna che, nel mondo contadino di un tempo, subiva da parte del marito ogni sorta di violenza: era infatti considerata una schiava più che una compagna.

 Curcarsi culli pìadi alla porta;

Coricarsi con i piedi verso la porta. Significa presagio o augurio di morte, perché è la posizione dei defunti, rivolti con i piedi verso la porta di ingresso, in procinto di uscire per sempre dalla propria casa.

 Curnutu e mazziatu;

Tradito e bastonato. Chi ha subito torti si vede ricevere anche le beffe.

 Curtu e malu cavàtu ;

oppure piccirillu e malu cavàtu;

 Piccolo  e scavato in malo modo. Persona piccola ( o insignificante) ma astuta ( o malvagia), capace di stupire ed agire con furbizia.

 Dice Diu: aiutati che iu t’aiutu;

Dio dice: aiuta te stesso ed anche io ti aiuterò.

 Diciame a china si figliu e ti dicu a china assumigli;

Dimmi a chi sei figlio e ti dirò a chi somigli. Secondo l’ usanza, il figlio che somiglia più ad uno dei genitori, “ eredita” anche l’aspetto caratteriale di quest’ultimo.

 Diventare nu talùarnu;

Diventare molesto. Si indica una persona che, con la propria azione o presenza, provoca una sensazione di disagio nei confronti dei familiari ed amici.

 Dire panu panu, vinu vinu;

Dire pane al pane, vino al vino. Dire le cose come stanno, la verità.

 Dopu du’ duciu vene l’amaru;

Dopo il dolce viene l’amaro. In tutte le cose buoni ci sono anche quelle cattive. Prima o poi  ci si scontra e si soffre.

 Durmire cu sette cuscini;

Dormire con sette cuscini. Essere tranquillo, non avere preoccupazioni o timori  per quanto riguarda una certa cosa.

 E’ bìallu a  pparrà chiaru; oppure Parràre chiaru è ‘na bella cosa;

E’ bello parlare chiaro. Parlare chiaro è una bella cosa. Nella vita è preferibile parlare chiaro, così si evitano fraintendimenti

 E’ bùanu avì  amici puru ‘ntu  ‘nfiarnu;

E’ bene avere amici anche all’inferno. E’ bene avere conoscenze in ogni luogo. Occorrendo, si potrà sempre invocare il loro aiuto.

 E’ bùanu  cumu u panu;

E’ buono come il pane. Essere semplice, buono, come il pane che è l’ alimento più genuino.

 ‘E dduvu vìani, vìagnu du’ mulinu;

Da dove vieni? Vengo dal mulino. Secondo la tradizione il detto si riferisce ad un episodio realmente accaduto di un tale che racconta di averle date di santa ragione ad un altro. Il sopruso era solito avvenire in luogo isolato e poco trafficato come, appunto, il mulino.

 Essere accattaturu e vinnituru;

Essere compratore e venditore. In senso figurativo, essere un uomo poco affidabile.

 Essere cumu ‘u canu e lu gattu;

Essere come il cane e il gatto. Riferito a due persone che non vanno d’accordo, che si avversano o si odiano a vicenda.

 Essere ‘e manica larga;

Essere di manica larga. Essere generoso,  che non bade a spese. Ma anche che lascia passare, chi non si cura del giudizio altrui.

 Essere fijju da’ gallina janca;

Essere figlio della gallina bianca. Si riferito a chi è figlio di persone importanti. In senso figurativo , chi gode di privilegi assurdi, chi assume un atteggiamento altezzoso, chi pretende un trattamento particolare.

 Essere l’ultimu buttunu da’ vrachetta;

Essere l’ultimo bottone della brachetta. Non contare nulla, non ricoprire alcuna importanza.

 Essere n’acqua ‘e  maju;

Essere pioggia di maggio. La pioggia di maggio è benefica per le colture. Si dice quando ci si riferisce ad una cosa che possa fare bene, che risolleva lo spirito.

 Essere na  crapa;

Essere una capra. Essere una persona priva di garbo, di sensibilità o di intelligenza.

 Essere na musca janca;

Essere una mosca bianca. Essere una persona dalle qualità rare.

 Essere na pezza ‘e pìadi;

Essere una pezza da piedi. Persona di cui si nutre poca stima, che è deriso e maltrattato. L’uso metaforico del termine deriva dal nome della fascia che in passato i soldati usavano al posto dei calzini.

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