Detti

La produzione linguistico dialettale, che si nutre di motti , aforismi e frasi in cui è evidente un moralistico doppio senso, rappresenta il corpus più colorito della tradizione di un paese. Belmonte raccoglie parte della sua saggezza popolare nel presente compendio che, per comodità, è proposto in ordine alfabetico. Essendo  alieno da qualsiasi pretesa, esso vuole essere un semplice e modesto contributo alla sua valorizzazione e ad una tradizione orale  quasi scomparsa da cui si può sempre estrapolare il più efficace insegnamento.

 
 

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‘A gatta pressarola ha fattu i figli cecati; 

La gatta frettolosa ha partorito dei gattini ciechi. Non bisogna mai aver fretta , ma fare tutto secondo il tempo necessario.

‘A lingua vatte addue ‘u dente dole; 

La lingua si adagia sul dente che duole. Indica la testardaggine delle persone nel fare determinate cose o nel  mantenere determinati comportamenti. 

Alla squajjiata da’ niva tutti i strunzi paranu;

 A neve sciolta appaiono tutte le minuzie che vi si celavano. Le cose fatte con superficialità alla lunga rivelano i difetti.

Alla faccia tua;

 Alla tua faccia. A tuo dispetto. 

Allongare ‘u cuallu;

 Allungare il collo. Molto spesso si usa quando, in una discussione, si alza la voce a difesa delle proprie ragioni, spesso arrogantemente.

Allongare ‘u vrùadu;

 Allungare il brodo. In senso figurativo si riferisce a colui che allunga il discorso.

Amicu cu’ tutti e fedele cu’ nessunu;

 Amico con tutti e fedele con nessuno. L’ uomo deve essere furbo e saper praticare amicizia con tutti, ma se vuole mantenere la propria libertà d’azione, non deve essere  fedele a nessuno.

A mani junte;

 A mani vuote. La  “junta” ( lat. Jungère) è il vuoto compreso tra i palmi delle mani.

‘A mejjia parola è chilla che un se dice;

 La miglior parola è quella che non si dice. E’ assai apprezzabile chi parla poco.

Ammaccare i dìanti;

 Patire il freddo.  Dal freddo si battono i denti.

Amaru china more;

Dolore per chi muore. Chi ha la peggio è sempre colui che muore. I restanti, finito il periodo di lutto, si consoleranno.

Amaru  china  sta speranza all’atri;

E’ illuso chi spera negl’altri. E’ da compiangere colui che confida nell’aiuto degl’altri.

Ancora ci fete la vucca du’ latte;

Ancora gli puzza la bocca di latte. Il motto ammonisce una persona che non è matura.

A ùacchiu e cruce;

Ad occhio e croce. Misurare, stimare in modo approssimativo.

A quannu a quannu;

Appena appena. A stento , a fatica.

Arrassu sia;

Stia al posto suo. E’ un intercalare frequente che indica l’augurio che alcune disgrazie non accadano mai.

‘A troppa cumpidènza è patruna da’ male criànza;

La troppa confidenza è padrona dell’ indecenza. Il troppo storpia. Prendersi troppa libertà è solo da screanzati.

Attaccare  buttunu;

Attaccare bottone. Intrattenere qualcuno in un discorso noioso e pedante.

Attacca u ciucciu adduvu vo lu patrunu;

Attacca l’asino dove il padrone ritiene opportuno.

Non si ottiene nessun profitto trasgredendo alle regole che il capo impone; la miglior cosa è fare proprio come dice lui, anche se sbaglia. Sarà, infatti, lui il responsabile degli eventuali errori che potrai commettere.

A tutte cose c’è rimediu, menu alla morte;

A tutte le cose c’è rimedio, meno alla morte. A tutto si pone riparo meno che alla morte.

‘A vecchiaia è ‘na carogna;

La vecchiaia è brutta da sopportarsi.

Avire ‘a nasca tisa;

Avere il naso verso su. In senso figurativo indica orgoglio,  presunzione . Si è convinti della propria superiorità.

Avire ‘a luna storta;

Avere la luna  di traverso. Essere arrabbiato,  perché  le cose non vanno del verso giusto.

Avire ‘a testa supra i spalli;

Avere la testa sulle spalle. Essere  ragionevole, poco incline alla rabbia. Di persona calma, assennata.

Avire i mani grupate;

Avere le mani bucate. Essere spendaccione, non risparmiatore.

Avire i mani ‘nta pasta;

Avere le mani in pasta. Essere poco scaltro, persona lenta , che non sa disbrigare le faccende e non sa uscire dalle situazioni incresciose.

Avire i piedi ‘e papare;

Avere i piedi di papera. Camminare con la punta dei piedi in fuori imitando l’andatura che è propria delle papere.

Avire l’argentu vivo;

Avere (addosso) il mercurio. Caratteristica appartenente a persona vivace, irrequieta.

Avire i sette bellizze;

Avere le sette bellezze. Essere bello in sommo grado.

Avire l’artìatica;

Avere irrequietezza. Come “avire l’argentu vivu”  è solito riferirla ai ragazzi che non stanno mai fermi.

Avire ‘na cosa supra ‘a punta d’a lingua;

Avere una cosa sulla punta della lingua. Dimenticarsi di una cosa appena pensata, difficoltà a pronunciarla per via della mancanza di memoria.

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