Palazzo Del Rivellino

   

Il Rivellino, di forma quadrilatera, fu costruito, come fortilizio, nel 1627 dal Principe Oronzio Giovan Battista Ravaschieri, attorno ad una preesistente torre quadrata, fatta edificare da Torino Ravaschieri nel 1579, a difesa della costa contro le eventuali incursioni barbaresche.

Attraverso un grande arco, si accede ad un ampio cortile interno con  al centro un pozzo. All’ingresso vi era posta una lapide in marmo bianco ora murata nella chiesa del Carmine. Sul cortile si aprono numerosi magazzini con il soffitto a volta, che un tempo erano le carceri, le stalle per i cavalli e le scuderie che accoglievano le selle e i finimenti delle cavalcature e le portantine. Dal Rivellino partiva la strada pubblica che portava al torrente “Cervella” e costeggiava il colle dove vi era un bastione di difesa, chiamato oggi “ Bastia ”. Da qui, la strada proseguiva in salita fino alla porta di mare, per il castello.Dal cortile salgono due scale ben conservate: una porta al primo piano; l’altra, con pianerottolo sorretto da beccatelli ad archi in tufo, porta all’appartamento nobile dei principi, formato di diverse stanze e una sala dotata di grande camino incastonato nel muro ed incorniciato dal marmo verde di Belmonte. Un secondo piano è rimasto incompiuto. Sulla porta dell’adiacente giardino vi era lo stemma in marmo bianco dei Ravaschieri, andato perduto. Da un lato del cortile si apriva un cunicolo sotterraneo, ora interrato, che passando sotto la fortificazione, portava fuori dalle mura per il torrente Cervella. Fungeva da via di fuga in momenti di imminente assedio. Il Palazzo, per tutto il seicento e settecento, espletò la funzione di deposito per la seta prodotta dalle coltivazioni di proprietà principesca, per essere trasportata e venduta a Napoli. Con la discesa dei Francesi, nel 1806-07, l’edificio fu confiscato ai Pignatelli, succeduti ai Ravaschieri ed ai Pinelli, e fu venduto alla famiglia belmontese dei Del Giudice. Per proteggere il feudo dalle incursioni turchesche, che arrecavano gravissimi danni, saccheggi e deportazioni, Fabrizio Pignatelli, succeduto ai Ravaschieri, fece costruire torri di guardia lungo le coste, dalle quali si poteva scrutare il mare e dare l’allarme. Di giorno le guardie segnalavano il pericolo utilizzando i fornelli e, quindi, il fumo; di notte usavano le fiaccole. Oltre ai guardiani della torre, vi erano pure i “ cavallai ” che vigilavano a cavallo sui tratti di spiaggia compresa tra torre e torre. Le torri costiere sorgevano sulle pendici dei colli prospicienti il mare, erano alte da 15 a 20 metri e di forma cilindrica. Nel territorio di Belmonte ne sorgevano due: una, detta di Barbarie, sull’attuale colle Bastia; l’altra, di Verri, al confine con il territorio di Amantea. Nel 1741 entrambe le torri risultavano essere mal ridotte.

 

 

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