Tradizioni

In questa sezione si ricordano alcune tradizioni popolari che ancora oggi si festeggiano
 
 
 
.: PREFAZIONE

Il processo di modernizzazione che ha investito il nostro territorio ha portato alla scomparsa quasi totale del patrimonio legato alla cultura popolare che spontaneamente si era accumulato nel corso dei secoli tramandato da generazione in generazione. Alcune di queste tradizioni sono totalmente scomparse anche dalla mente del popolo belmontese e si possono ritrovare soltanto tra le pagine  di qualche libro di antropologia. Altre tradizioni che si sono mantenute vive fino a pochi decenni fa sono ancora vive nella mente dei belmontesi, tra queste : il rito delle “Verginelle”, il “trasporto dei panni” e i festeggiamenti per il carnevale che assumevano nel nostro borgo aspetti tipici e cerimonie particolari ed originali.

Il rito delle “Verginelle” può essere considerato come  l’esaltazione della purezza delle ragazzine che manifestata pubblicamente veniva, in maniera simbolica, offerta alla devozione di un Santo, solitamente alla Madonna del Carmine.

Il rito consiste in un corteo di 10-12 o più ragazze che vestite di bianco attraversano le vie del paese intonando canti religiosi di lode al Santo che ha concesso la grazia. In testa al corteo la persona graziata porta sulla testa una cesta dalla quale pende una candida tovaglia bianca contenente dei grossi “tortani” di pane bianco che sarà benedetto durante la messa e poi distribuito tra gli intervenuti.

Il corteo era spesso accompagnato da un musicista, frequentemente uno zampognaro, che intonava le musiche su cui si sviluppavano i canti sacri tipici dell’evento tra cui ricordiamo:

  

1Alla Madonna del Carmelo

 
 

Si Maria unn’avie lu mantu

Erimu persi tutti quanti

E sempre ludata sia

De lu Carminu Maria;

E si grazia nui vulimu

Jamu allu Carmini ca l’avimu.

             Ritornello:

Tu sai li guai mie

Tu sai e tu pue

Bella Maria aiutame tu. 

 

2Il Canto della Presentazione

 

Supra s’atari c’è na gran signora

Madonna de lu Carminu si chiame,

china le cirche grazie ci le dune

chin’ ha lu core afflittu ci lu sane,

e iu, Madonna mia tinne circ’ una:

l’anima netta e lu core ca t’ame.

Alli piadi da Madonna

Ci sta na bella rosa

Cu le stille attuarnu attuarne

Sia ludata la Madonna. 

 
3Festeggiamenti per il Carnevale
 

Il Carnevale belmontese era una festa durante la quale si manifestavano diversi eccessi soprattutto nel bere e nel mangiare. Un proverbio popolare dice infatti:

 “ duminica, luni e marti

s’ abbannunanu tutti l’ arti”

i tri juarni e carnulivari

si pensa a cancariari”.

Dopo questi tre giorni dedicati al mangiare, al bere e al divertirsi, Carnevale simbolicamente raffigurato veniva lasciato morire di indigestione. A questo punto si innesta alla tradizione un motivo educativo di ordine religioso e civile e la gente dopo la baldoria rivolgendosi al povero Carnevale deriso e abbandonato da tutti:

 “escia tu, puarcu cacatu

ca trasu iu la nettitata”.

Alla morte di Carnulevaru seguiva un funerale durante il quale il fantoccio veniva bruciato in un falò, questo rituale e probabilmente da intendere come pentimento e rinnegazione del peccato.

La “nettitata“ rappresentava il ritorno all’ ordine,alla pulizia morale e alla alimentazione regolata e tutte queste qualità venivano riscontrate nella figura di “Corajsima”, una vecchietta saggia e dedita al lavoro portatrice di buoni consigli. Un fantoccio raffigurante questa vecchietta veniva esposto nel periodo di carnevale in un vicolo del borgo dove rimaneva per sette settimane, alla fine di ogni settimana veniva tolta dal capo del fantoccio una delle sette piume di gallina corrispondenti ai sette peccati capitali che venivano quindi simbolicamente cancellati dalla vita dell’ uomo. Questo periodo iniziava con le Ceneri e serviva come forma di pentimento e di penitenza quaresimale e per la preparazione alla santa Pasqua.

 

4Trasporto dei Panni

 
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Il “trasporto dei panni” consiste in una pittoresca sfilata di un corteo di giovani ed anziane vestite a festa. Sul capo portano delle grandi ceste contenenti alcuni pezzi del corredo della futura sposa esposti in maniera ordinata e ben visibili nelle rifiniture. Il corteo consiste per lo più in familiari e amici, questo gruppo parte dalla casa della ragazza e attraversando le vie del borgo raggiunge la nuova dimora della prossima sposa.

In testa al corteo compare lo sposo che porta con se il quadro raffigurante l’immagine sacra che verrà appesa alla parete sul letto. Arrivati nella futura dimora nuziale i capi vengono sistemati in maniera tale da far risaltare i ricami e i merletti frutto di uno scrupoloso lavoro artigianale. 

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